Ricerca e tutela del patrimonio: la nostra collaborazione con il Parco Archeologico di Città del Tufo
Una parte importante del lavoro svolto dall’Associazione Cultura e Territorio (ACT) nasce dalla nostra collaborazione con il Comune di Sorano e il Parco Archeologico di Città del Tufo, che comprende alcuni dei siti archeologici più significativi della zona, dalla necropoli etrusca di Sovana agli insediamenti rupestri di San Rocco e Vitozza.
Si tratta di una collaborazione per noi particolarmente importante. Nel corso degli anni abbiamo cercato di mettere le competenze acquisite attraverso la nostra ricerca al servizio della comunità locale, contribuendo sempre più con le nostre conoscenze archeologiche e la nostra comprensione dei paesaggi storici di Sorano e Sovana.
Un parco archeologico, dopotutto, non è qualcosa che si può semplicemente “inaugurare” per poi lasciarlo immutato. Deve essere mantenuto vivo. Ciò significa continuare a studiarlo, ma anche monitorarlo, documentarlo, mantenerne accessibili le strutture, gestire la vegetazione e intervenire periodicamente sugli effetti che il tempo e l’ambiente hanno sui reperti archeologici.

Ricerca e manutenzione
Ricerca e manutenzione, infatti, non sono così distanti tra loro come potrebbero sembrare. Ne abbiamo avuto un esempio particolarmente significativo nel 2024, sopra la Via Cava di San Sebastiano, uno dei percorsi più suggestivi che attraversano la necropoli di Sovana. Scavata in profondità nel substrato di tufo nel corso dei secoli, la strada è fiancheggiata in alcuni tratti da pareti rocciose alte circa 20 metri (65 piedi). Per chi sa interpretarlo, il paesaggio circostante conserva una stratigrafia straordinariamente complessa, in cui resti etruschi, romani e medievali coesistono nella stessa area.
Qui abbiamo lavorato alla bonifica e al ripristino dell’accesso a una piccola necropoli di epoca arcaica. Il progetto aveva un obiettivo molto concreto: rendere nuovamente accessibili sei tombe che erano state in gran parte nascoste dalla vegetazione e dal terreno accumulato, reintegrandole in una parte del Parco che conserva già uno straordinario patrimonio archeologico.


Qualcosa di inaspettato
Ma con il progredire dei lavori, è accaduto qualcosa di più.
L’attenta pulizia delle strutture e la rimozione del materiale friabile hanno rivelato elementi sfuggiti non solo ai precedenti interventi archeologici, ma anche agli scavi abusivi che avevano interessato alcune delle tombe. Nel dromos di una tomba, abbiamo individuato una piccola nicchia funeraria che conteneva ancora materiale archeologico in situ. Nelle vicinanze, abbiamo scoperto anche una piccola fossa votiva, anch’essa con materiale conservato nel suo contesto originale.
A prima vista, queste potrebbero sembrare scoperte modeste. Ma in archeologia, l’importanza di un ritrovamento non dipende dalle sue dimensioni o da quanto appaia spettacolare. Un deposito non disturbato può conservare le tracce delle azioni compiute durante un rituale funerario: informazioni che nemmeno l’oggetto più straordinario, una volta rimosso dal suo contesto, è più in grado di fornire.

La nostra missione
Questo è anche un esempio particolarmente chiaro di ciò che intendiamo quando parliamo di prendersi cura di un paesaggio archeologico.
Mantenere un sentiero, ripulire una struttura archeologica dalla vegetazione, monitorare le condizioni di un muro o rendere nuovamente visibile e accessibile una tomba sono innanzitutto atti di conservazione e di tutela pubblica. Ma devono anche essere effettuati sotto supervisione archeologica e secondo metodi archeologici, perché ogni intervento ha il potenziale di diventare un’opportunità per acquisire nuove conoscenze.
A Sovana, questo principio assume un significato particolare. In un paesaggio in cui tombe, strade scavate nella roccia, strutture sotterranee e tracce di attività antiche si trovano quasi ovunque, anche quello che sembra il più banale lavoro di manutenzione può improvvisamente aprire una finestra su qualcosa di cui non sapevamo l’esistenza.
Mantenere vivo un parco archeologico significa anche questo: continuare a prendersene cura senza mai smettere di studiarlo.
