ACT inizia una nuova fase di ricerca in tutto Sorano, Pitigliano, i Monti Romani e la Valle del Tafone
L’Associazione Cultura e Territorio ha ottenuto due concessioni di ricerca per lo svolgimento di indagini archeologiche non invasive nella Valle del Fiora. Le aree interessate comprendono, da una parte, i territori di Sorano e Pitigliano e, dall’altra, il settore dei Monti Romani e della valle del Tafone, nel Comune di Manciano, lungo un’ampia fascia compresa tra la Campigliola e Strada del Ponte dell’Abbadia.
Il conseguimento delle due concessioni rappresenta un passaggio importante per l’ACT e consente di sviluppare in forma organica una linea di ricerca costruita nel corso di molti anni di attività sul territorio. I due progetti riguardano ambiti amministrativamente distinti, ma appartenenti a un unico sistema storico e geografico, nel quale il fiume Fiora, i suoi affluenti, i pianori tufacei, le alture, le vie naturali di comunicazione e le aree di sfruttamento delle risorse hanno messo in relazione comunità e insediamenti per millenni.
L’obiettivo non è quindi studiare una serie di siti isolati, ma ricostruire progressivamente le forme di organizzazione e trasformazione di questo paesaggio, dalla preistoria all’età moderna.
Sorano e Pitigliano: oltre i grandi siti
I territori di Sorano e Pitigliano sono conosciuti soprattutto per le necropoli etrusche, le vie cave, gli insediamenti rupestri e i centri medievali sorti sui pianori di tufo. Questo patrimonio monumentale, per quanto straordinario, costituisce tuttavia soltanto la parte più visibile di un paesaggio archeologico molto più articolato.
Accanto ai siti maggiormente conosciuti sopravvivono resti di necropoli minori, antichi percorsi, terrazzamenti, cave, ripari rupestri, aree produttive, concentrazioni di materiali e tracce di insediamenti che non sempre sono stati documentati in modo sistematico. Alcune evidenze sono note attraverso vecchie segnalazioni o ricordi locali; altre compaiono nella cartografia storica, nelle fotografie aeree o nei modelli digitali del terreno; altre ancora possono essere riconosciute soltanto attraverso l’osservazione diretta.
Le ricognizioni programmate nei territori di Sorano e Pitigliano avranno il compito di verificare e aggiornare le informazioni disponibili, rilocalizzando, con strumenti topografici moderni, le evidenze conosciute, ma anche di individuare siti o elementi del paesaggio finora non registrati. Una particolare attenzione sarà riservata alle relazioni fra insediamenti, fortificazioni, necropoli, percorsi, aree produttive e risorse naturali.
Le ricerche permetteranno inoltre di inserire in un contesto territoriale più ampio i progetti che l’ACT conduce sui singoli siti. Lo studio di Rocca Tédula, per esempio, non può essere separato dalla rete di percorsi, insediamenti, aree agricole e punti di controllo che ne determinò la posizione e le funzioni. Allo stesso modo, le necropoli e gli insediamenti rupestri dell’area del tufo devono essere letti in rapporto alle comunità che li crearono e al paesaggio nel quale erano inseriti.

Il Monti Romani e la Valle del Tafone
La seconda concessione riguarda il territorio di Manciano e, in particolare, il settore compreso fra i Monti Romani e la valle del Tafone, dalla Campigliola verso Strada del Ponte dell’Abbadia.
Si tratta di un’area di grande interesse, situata lungo importanti direttrici di collegamento fra la Toscana meridionale, la valle del Fiora e il Lazio settentrionale. Nel corso del tempo questo territorio ha assunto anche il carattere di zona di confine, soprattutto in relazione alla presenza dei territori pontifici e alle diverse forme di controllo politico esercitate sulle vie di comunicazione e sulle risorse locali.
Il paesaggio conserva testimonianze riferibili a differenti periodi e attività: insediamenti, fortificazioni, percorsi, aree funerarie, cave, strutture rurali e possibili evidenze legate allo sfruttamento delle risorse minerarie. L’analisi di questi elementi potrà contribuire a comprendere non soltanto dove si trovassero gli antichi siti, ma anche quali rapporti esistessero fra viabilità, controllo del territorio, attività produttive e organizzazione degli insediamenti.
La ricerca nei Monti Romani e nella valle del Tafone sarà pertanto orientata alla costruzione di una carta archeologica aggiornata, capace di integrare le conoscenze già disponibili con i risultati delle nuove ricognizioni e delle analisi territoriali. Questo strumento dovrà servire sia alla ricerca scientifica sia alla tutela di un patrimonio diffuso, spesso poco visibile e proprio per questo particolarmente vulnerabile.

Un approccio integrato e non invasivo
Le attività previste dalle due concessioni non comportano scavi archeologici. La ricerca sarà condotta attraverso metodi non invasivi, selezionati in funzione delle caratteristiche dei luoghi e delle diverse domande scientifiche.
Il lavoro partirà dall’esame della bibliografia, della documentazione d’archivio, della cartografia storica, delle fotografie aeree e satellitari e dei numerosi dati archeologici già disponibili. Queste informazioni saranno organizzate in un sistema GIS e confrontate con modelli digitali del terreno, dati LiDAR, toponimi, segnalazioni e altri elementi utili alla lettura del paesaggio.
Le verifiche sul campo comprenderanno ricognizioni sistematiche e mirate, documentazione fotografica, rilievo GNSS, analisi delle strutture e delle tecniche murarie, fotogrammetria e modellazione tridimensionale. Quando le condizioni e gli obiettivi della ricerca lo renderanno opportuno, potranno essere impiegate ulteriori tecniche di prospezione non invasiva.
Ogni evidenza sarà considerata nel proprio contesto topografico e storico. Un muro isolato, un taglio nella roccia, una concentrazione di materiali o un tratto di viabilità antica acquistano infatti significato quando vengono messi in relazione con gli altri elementi del paesaggio.

Ricerca, tutela e istruzione
Un archivio archeologico più completo è essenziale anche per la tutela del patrimonio. Resti che non sono stati accuratamente localizzati e documentati possono essere trascurati durante i cambiamenti nell’uso del suolo, i progetti infrastrutturali, i lavori agricoli o la gestione della vegetazione. Per questo motivo, i dati riassuntivi dei nostri sondaggi saranno inviati al Geoportal Nazionale dell’Archeologia italiano (Geoportale Nazionale per l’Archeologia, GNA), come previsto dalla legge.
Le due concessioni consentiranno di produrre una documentazione aggiornata e scientificamente verificabile, utile per valutare lo stato di conservazione dei siti e riconoscere le situazioni che richiedono approfondimenti o interventi di protezione. Particolare attenzione sarà dedicata alle testimonianze meno monumentali, che spesso non possiedono un immediato richiamo turistico ma sono indispensabili per comprendere la storia e l’organizzazione del territorio.
La ricerca sarà anche integrata nell’offerta formativa Scuola internazionale di archeologia La Biagiola. Guidati da archeologi qualificati, gli studenti potranno partecipare alle successive fasi del lavoro: la preparazione di mappe, i rilievi sul campo, la registrazione e la mappatura delle testimonianze, la gestione dei dati e l’interpretazione dei risultati. La loro formazione si svolgerà quindi all’interno di progetti di ricerca attivi e contribuirà direttamente allo studio e alla salvaguardia del patrimonio regionale.
Un progetto aperto al territorio
Le ricerche si svilupperanno progressivamente nel corso dei prossimi anni. La vastità delle aree interessate richiederà una pianificazione per settori, nella quale le verifiche sul campo saranno precedute dall’analisi dei dati disponibili e seguite dalla loro elaborazione e integrazione nel sistema informativo territoriale.
In questo percorso sarà importante anche il rapporto con le comunità locali. Molti siti e molte tracce del paesaggio sono conosciuti da chi vive e lavora nel territorio, talvolta attraverso segnalazioni, memorie, fotografie o documenti che non sono mai entrati nella letteratura archeologica. Queste informazioni non sostituiscono la verifica scientifica, ma possono offrire indicazioni preziose per orientare la ricerca.
Per questo l’ACT continuerà a raccogliere segnalazioni e informazioni, garantendo la necessaria riservatezza per le localizzazioni archeologiche sensibili.
Le due nuove concessioni permettono oggi di riunire esperienze, strumenti e progetti sviluppati in anni di lavoro in una prospettiva territoriale più ampia. Dall’area del tufo alla valle del Tafone, il paesaggio archeologico di questo territorio potrà essere studiato come un sistema storico unitario, mettendo in relazione i grandi monumenti con le tracce più discrete e fragili lasciate dalle comunità che lo hanno abitato, attraversato e trasformato.


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